Archivio per Aprile, 2009

IL FUNAMBOLO PRATICANTE

Posted in Uncategorized con i tag , , , , , on Aprile 2, 2009 by steppo1977

Il funambolo è quel personaggio fantastico ma allo stesso tempo reale che ha deciso di dedicare alla gente attimi di terrore e allo stesso tempo momenti di stupore. Il suo lavoro lo porta a stare in equilibrio su un filo. E’ bravo a camminare avanti e indietro su questo filo legato a due estremità. E’ bravo a saltare, a girarsi e a fare ogni tipo di evoluzione. Il pubblico lo guarda con occhi sgranati e con i brividi alla schiena. Potrebbe cadere da un momento all’altro e, nonostante la  sua bravura, il terrore negli occhi di chi lo guarda è evidente. Il funambolo fa il suo lavoro con il sorriso sulle labbra, sa che sta regalando momenti magici intorno a lui. Un po’ di trucco per trasformarlo in una maschera, una tuta aderente, a volte un ombrellino che serve per aiutarsi nell’equilibrio ed il gioco e fatto. Il funambolo è contento di fare quello che fa e questo gesto lo rende felice e tranquillo.

La vita a volte ti fa sentire un funambolo. A volte cammini anche tu su un filo immaginario e nonostante sotto i piedi hai un suolo solido, senti che il tuo cammino è instabile e poco protetto. Non hai trucco, non hai sorriso e nemmeno una tuta aderente. Non ti senti tranquillo e felice, anzi la sensazione di poca stabilità ti preoccupa. Nonostante la sensazione continui a camminare sperando che questo filo si trasformi in un percorso ben delineato. L’ombrello che dovresti avere per aiutarti nell’equilibrio non c’è. Il vuoto inesistente invece si fa più profondo. Una sensazione di vertigini ti accompagna nella tua avventura. Il funambolo praticante, creato da te stesso per paura, è alle prime armi. Il suo non è un lavoro piacevole ma forse lo diventerà. Il cammino che percorre lo rende inquieto. Sente che vuole qualcosa di più tranquillo ma non riesce a deviare. Questo cammino pieno di ostacoli e di incertezza, nonostante il malessere che provoca, lo rende in un certo senso felice. Dall’altra parte del percorso c’è una lieve luce che diventerà più forte alla fine di esso. Questo da fiducia al funambolo praticante e piano piano, facendosi forza ogni giorno, va avanti. Sa benissimo che ci saranno delle cadute. Le cadute non sono provocate dalla luce all’orizzonte ma dalla paura che accompagna il suo percorso. Sa benissimo che saranno dolorose e forse sarebbe meglio scendere da questo filo immaginario, ma non ce la fa. La sfida dell’arrivo è più forte e sa che arrivando sarà soddisfatto e felice. Capisce perfettamente, ora, che la felicità si conquista e che nessuno potrà regalartela e allora va avanti. Soffre, suda, pensa, si demoralizza, piange e sorride allo stesso tempo. E’ in costante allenamento con il corpo e con la testa. E’ talmente concentrato che a volte la testa gli scoppia. Durante il percorso, a volte, tende la mano verso la luce per controllare quanto distante è. A volte la distanza sembra tantissima. Spesso si guarda indietro e vede allontanarsi il punto di partenza. Questo lo rende felice. Spera di non cadere ancora e di non demoralizzarsi, ma con puntuale costanza succede. Il funambolo praticante non ha quel forte carattere sempre ma ci prova e ci spera. Non è guardato e ammirato da nessuno ma a lui non importa. A lui interessa arrivare anche di nascosto. A volte lo sguardo degli altri lo rende precipitoso perché si sente goffo ed è peggio. La caduta in questo caso è cosa certa. A volte è precipitoso perché ha paura che la luce possa svanire e affievolirsi prima di raggiungerla e allora si sente soffocare. Quando succede prova a correre, correre, correre sempre di più, ma cade rovinosamente. Non demorde e si rialza ma cade di nuovo perché non è esperto. “Cavolo”, pensa, “se avessi intrapreso il viaggio in un altro momento avrei avuto tutto il tempo di imparare con più calma”. Caccia via questi pensieri e si dice che deve continuare, ormai è partito e non si può tornare indietro, il suo cuore gli comanda di andare avanti.

LA MALEDIZIONE DI CHI CONQUISTA LA STABILITA’

Posted in Uncategorized con i tag , , , , on Aprile 1, 2009 by steppo1977

Esistono sofferenze silenziose e sofferenze dichiarate. Di solito quelle che fanno più clamore sono quelle chiassose mentre quelle silenziose passano in sordina senza che nessuno se ne accorge. Il dolore va rispettato tutto e non c’è differenza tra chiasso e silenzio. La sofferenza è qualcosa di così personale che a volte si deve avere il pudore di tacere e di rispettare. Non c’è motivo di capire quale sia il modo migliore di reagire alla sofferenza. Ognuno lo fa come si sente in quel momento e soprattutto nel modo più personale. La sofferenza, per quanto mi riguarda esiste per tutti. Non c’è nessuno immune a questo sentimento. Purtroppo è qualcosa di presente nella vita delle persone ma a volte è anche utile per capire ed andare avanti, diventare più forti e consapevoli di cosa si vuole da questo meraviglioso dono che ci hanno donato che è la vita.

Ultimamente ho notato una cosa abbastanza bizzarra e che mi ha fatto pensare. Ho notato che chi raggiunge una certa stabilità, in qualsiasi ambito, diventa per gli altri immune dal dolore e dalla sofferenza. Chi si ritrova ad avere qualcosa di concreto nella vita, qualcosa che ha sudato per avere, automaticamente è visto come quello che non soffre o che per lo meno può contare su quel qualcosa o qualcuno.

Ma come? E le sofferenze e i sacrifici per costruirsi il proprio mondo, quelle non contano? La cosa peggiore è sentirsi dire: ” Ma dai almeno tu puoi contare su questo o quello”. Ma per avere questo o quello c’è voluto sacrificio, sofferenza, pianti e dolori. Questo non viene più considerato. Agli occhi degli altri adesso sei immune da tutto quello che può creare dolore. E’ vero che ti puoi rifugiare in quello che ti sei costruito o avere una spalla di un amico su cui piangere. Ma pensate che raggiungere questi traguardi è stato facile? E’ stato facile conquistare un sorriso a 32 denti che affronta la vita? Per niente! Per raggiungere questo è stato pagato anche il prezzo del dolore e della sofferenza. Momenti in cui ci si sente soli e non capiti ma che ti danno la forza di reagire. Credetemi a volte chi sembra forte è più debole di chi sembra debole. Ha solo scelto di reagire alla sofferenza in modo diverso ma non ne è immune. Non deve sentirsi in colpa per aver scelto la sofferenza silenziosa. Chi piange in silenzio per forza di cose sorride quando lo incontri. Ma il sorriso che lo accompagna è un sorriso sofferto che ha conquistato giorno dopo giorno. Il sorriso in questo caso non svanirà mai dal suo viso, ma questo non vuol dire che non soffrirà mai più. La forza che lo contraddistingue è proprio perché si confronta con il dolore, lo analizza e lo assimila. Fa male in qualsiasi modo il dolore, che sia silenzioso o meno, ma capirlo è qualcosa di ancora più doloroso e che però alla fine ti da la spinta a fare qualcosa e a sorridere.