Archivio per Giugno, 2009

LA CICATRICE

Posted in Uncategorized con i tag , , on Giugno 28, 2009 by steppo1977

cuoreCerotto

Ho avuto la sensazione di condividere una cosa importante e personale che non credevo di dover sapere. Non sono il tipo che chiede e non ho la pretesa di sapere qualsiasi cosa. Quando le parole scorrevano veloci nel racconto di una parte di vita passata e travagliata, mi sono sentito come lo spettatore privilegiato ad una proiezione privata. Le persone che ti sono di fronte di solito hanno molto da raccontare se solo volessero. Hanno un passato fatto di storie belle e brutte e hanno una vita che possono condividere con chi vogliono. Ci sono cose nella vita di una persona che cambiano il corso degli eventi. Delle sterzate che poi ti fanno prendere delle strade tutte diverse. Delle strade che forse non si immagina mai di percorrere. A volte queste sterzate rimangono indelebili sulla propria pelle e che ti ricordano che in un tempo passato anche tu hai sterzato. Di contro rimangono indelebili anche perché si è controsterzato e si è riusciti a riprendere la strada maestra. Ogni persona che si incontra ha delle piccole storie importanti da raccontare. A volte non si da peso e credito a chi hai vicino. Le storie importanti per il genere umano sono altre. Lontane, eccitanti e come protagonisti personaggi di un certo livello che ti fanno sognare. Molto spesso chi ti è vicino ha molto di più da raccontare e da offrirti e quando questo accade rimani senza parole. Quando chi ti è intorno comincia a raccontare una storia, ma di quelle impensabili, allora ti accorgi che intorno c’è un mondo immenso fatto di piccole perle, alcune belle ed alcune brutte, di perle felici e colorate e di altre tristi e senza colore. Questa è la storia di una cicatrice. Una cicatrice che non rappresenta solo una cosa visibile e tangibile. Questa è la storia di una cicatrice particolare. Racchiude in sé un mondo a parte. Una cicatrice che racchiude in sé  diverse cicatrici e che in fondo le protegge anche.

Non ha un significato unico quel segno sulla pelle. Chi racconta della cicatrice che possiede lo fa nel modo più naturale possibile, con semplicità e chiarezza disarmante. Quella cicatrice racconta di altre persone intorno a quel momento. E’ una sorta di segno ricordo per chi la porta e sono sicuro che quando ne parla gli ritornano alla mente fotogrammi di persone e sensazioni, di emozioni positive e negative. Quella cicatrice ha un’accezione positiva anche. E’ il segno del pericolo scampato e della risoluzione ad un problema. Il protagonista della storia mi ha regalato una parte del suo mondo e poteva non farlo. Mi ha regalato un emozione privata ed un racconto personale. Sono stato ad ascoltare mentre mi raccontava quel tempo passato. Ho sentito gli odori e le sofferenze. Il travaglio ma anche la gioia della risoluzione. Chi mi ha raccontato questa incredibile storia non si è reso conto che mi ha donato anche altro del suo essere. Ognuno di noi si comporta anche per quello che gli succede nella vita, e quando qualcuno ti racconta il suo mondo allora d’improvviso ti rendi conto che i comportamenti hanno sempre una giustificazione. Hanno una ragione d’essere e bisogna solo cercare di capire. E se proprio non si vuole capire o non si hanno i mezzi per farlo, bisogna solo prendere atto e credere che forse una ragione c’è. Questa è la storia di una cicatrice visibile ma che porta al suo interno altre cicatrici non visibili.

L’OLTRE CHE STORPIA

Posted in Uncategorized con i tag , , on Giugno 25, 2009 by steppo1977

Mi sto rendendo conto che non c’è più molta pazienza nel vivere. Tutto deve essere fatto e risolto nel minor tempo possibile e senza indugio. C’è sempre questa sensazione che si sta perdendo tempo e quindi capita molto spesso di voler cambiare pagina: di andare OLTRE.

Andare oltre è un concetto positivo che ti da la spinta per ricominciare qualcosa, ti permette di rimetterti in gioco e per questo ti permette di vivere. Andare oltre è il motivo per il quale molte persone adesso sono più felici e si sono lasciate alle spalle storie diverse e dolorose, a volte particolari, che comunque dovevano essere lasciate nel punto preciso in cui si trovano ora.

Andare oltre, però, è diventata anche una scusa. Molte volte ci appelliamo a questa sequenza di parole per non dover pensare. Si è arrivati al punto che non appena le cose non vanno come abbiamo immaginato, voltiamo pagina e andiamo oltre. Non c’è più tempo per le persone di sbagliare o avere dei tentennamenti. Devi essere sempre pronto per non essere quella pagina voltata. Devi correre e affrettarti per essere sempre la pagina successiva. Le tue emozioni, i tuoi sentimenti persino i tuoi umori devono essere sempre aggiornati per chi ti è intorno. E’ diventato raro trovare qualcuno che si ferma a capirti, che almeno ti ascolti. E’ diventato impossibile fermare il mondo che gira più veloce e sempre più dura è la fatica per non far girare la pagina. Ti ritrovi in un attimo al capitolo passato e ti si presenta davanti una nuova pagina bianca da scrivere e di reinventare.

Quando pensiamo all’oltre in un certo senso ci vengono in mente immagini eccitanti. Mondi nuovi e orizzonti sconfinati. L’oltre ammalia quando non si ha la forza di lottare un minimo per quello che si ha nel presente. La voglia di provare a capire quello che si è conquistato non è più importante; l’oltre ti chiama e non ti puoi fermare: saresti perduto. A volte si sottovaluta quello che si ha intorno e si cerca altrove, nell’oltre. L’oltre è ammaliante proprio per questo, perché ti da la sensazione che qualcosa di diverso e più affascinante si può trovare. Guardare verso l’oltre è giusto in alcuni casi. In tutti quei casi dove non c’è più niente da dire e fare, in quei casi dove ti trovi ad essere un pesce fuor d’acqua e in tutti quei casi in cui si soffre veramente. Ora mi accorgo che tutti guardano avanti anche quando non c’è bisogno. E’ più facile girare pagina che approfondire quella appena letta. Il mondo va veloce e le pagine scorrono, ma tante volte non si capisce bene quello che si è letto o scritto. Rimangono alla memoria pagine e pagine, capitoli e capitoli, ma non ci sono molti libri finiti. Ci sono solo pagine voltate ma non si arriva quasi mai alla fine. Scrivere qualcosa di importante ci porta a rallentare e il rallentare e stare fermi in molti casi rischia di essere faticoso. Nessuno ci dice mai che la fatica e la pazienza è la chiave per costruire qualcosa di importante però.

ESSERE UNO ED IL PIU’ UNO PER QUALCUNO

Posted in Uncategorized con i tag , on Giugno 22, 2009 by steppo1977

Come mai non si riesce ad esprime concetti quando in ballo ci sono delle persone che si incontrano? Come mai c’è sempre la paura di esprimere una sensazione e come mai se questa stessa sensazione alla fine la esprimiamo ci sentiamo deboli rispetto alla persona che abbiamo di fronte? A volte mi chiedo il perché di tante remore, di tanti blocchi e di tanti muri. Mi diverte il fatto che molte volte si esprimono i concetti con altre parole, proprio per non dire quelle esatte. Una forma di camuffamento che poi alla fine esprime lo stesso concetto. Io a volte mi sento in difficoltà di fronte alle persone. Non sono capace di camuffare le sensazioni. Le esprimo come meglio credo e soprattutto in modo sincero e con tranquillità. Se qualcuno mi chiedesse di esprimere un pensiero su una persona specifica, farei in modo di esprimerlo al meglio. Di far sentire a chi mi è di fronte cosa sento e cosa provo, senza paura e senza pensieri. Il bello di descrivere e di raccontare è proprio quello di trasmettere qualcosa di positivo, o in alcuni casi anche di negativo.

A volte penso che sono esagerato che forse sarebbe meglio non dire niente. Tenermi le sensazioni che si provano dentro di me e non svelare niente. Che male c’è a dire ad una persona “mi piaci”? Che male c’è pensare, quando la guardi negli occhi, che sarebbe bello baciarla? E che male c’è avere voglia di incontrarla? Perché ci devono essere delle dolci tattiche nelle sensazioni? Eppure quando esprimo qualcosa di positivo mi sento bene. E’ un mio bisogno, una necessità. Se io incontro i tuoi occhi nella folla e questi occhi mi mettono i brividi addosso, perché non dovrei dirtelo. Io te lo dico, tu non devi fare niente e io non mi devo aspettare niente da te. Io scopro le carte, se così si può dire, ma non pretendo niente. Dal mio punto di vista è bellissimo esprimere quello che provo. Se incontro una persona e ho voglia di frequentarla, glielo dico e questo non implica niente di più che del tempo passato bene. Non si tratta di essere affrettati, si tratta solo di aver voglia dell’altra persona.

Quando sono di fronte a qualcuno che ho voglia di accarezzare ho voglia di farlo con spontaneità, non mi sento debole per questo, ma solo bene di farlo.

Quando mi viene detto che sarebbe meglio essere uno ed avere il più uno accanto mi viene da sorridere. In fondo il discorso è giusto. Essere uno significa non perdere la propria indipendenza ed identità e quel più uno significa che si sta con una persona. Il discorso fila ed è corretto. Ma se questa cosa si chiamasse “Essere in due” allora sarebbe uno sbaglio. Sarebbe qualcosa di soffocante e qualcosa di troppo impegnativo. Essere in due implica delle limitazioni, implica il comportarsi bene e a volte limitarsi. Ecco che in questo caso scatta nella persona il rigetto nel dire “Essere in due”. E’ un discorso che non porta da nessuna parte e che non significa niente questo ma puoi chiamare le cose come meglio credi, puoi nominarle nel modo migliore a te stesso. Puoi non dirle e puoi soffocarle, puoi esprimerle o scriverle ma una cosa è certa l’uno più uno alla fine è sempre un Due e se ti accorgi che il Due è quel numero che ti può far stare bene devi solo accettarlo perché non puoi fare altrimenti. L’uno più uno va bene al ristorante, ad una festa, in discoteca ma il due va bene ovunque e ti da forza.

IL BIVIO

Posted in Uncategorized con i tag on Giugno 17, 2009 by steppo1977

Ci siamo trovati davanti ad un bivio  e non siamo riusciti a prendere la stessa direzione. Quanto tempo ci siamo fermati qui ad aspettare che qualcuno di noi due facesse la prima mossa e indicasse la via da seguire? Ci siamo scrutati, ci siamo insultati e ci siamo amati. Proprio qui davanti a questo bivio. Sapevamo entrambi che prima o poi qualcuno doveva prendere la decisione per andare avanti, ma per molto tempo abbiamo preferito continuare questo stupido gioco facendo finta che tutto andava bene. Tutti e due, in cuor nostro, sapevamo quale strada prendere e a volte abbiamo anche cercato di convincere l’altro a seguire la nostra di strada. Solo il buonsenso e la testardaggine ci ha impedito di farlo. Abbiamo camminato insieme lungo un percorso fatto di semplicità e, adesso, un piccolo bivio ci ha messo in crisi. Sapevamo dall’inizio che l’avremmo incontrato e che ci avrebbe fatto capitolare. Sapevamo entrambi che nessuno dei due avrebbe rinunciato al proprio percorso. Sapevamo entrambi che ci amavamo e che il bivio ci avrebbe devastato dentro. Un bivio inevitabile che abbiamo cercato di nascondere facendo finta che tutto andava bene. Ma il bivio c’era ed era sempre più vicino e sempre più grande ed insormontabile.

Alla fine, dopo l’ennesimo insulto, ci siamo guardati dritto negli occhi e stringendoci la mano ci siamo salutati. Tu per il tuo sentiero ed io per il mio. Due sentieri diversi ma uguali. Ognuno con la propria percentuale di fatica. Due percorsi che per l’impegno che ci vuole per percorrerli sono difficili da fare. Tutti e due abbiamo molto da fare per raggiungere la meta. I due percorsi sono paralleli e ci danno modo di guardarci. Non c’è più l’ansia di dover scegliere per entrambi. Non c’è più l’imbarazzo delle scelte. Ci guardiamo e andiamo avanti. A volte ci sorridiamo. Dai nostri propri sentieri riusciamo anche a parlare e cercando di darsi pacche sulla spalla ci supportiamo per non arrenderci. Anche dai nostri due percorsi differenti ci basta guardarci negli occhi per capire che il bivio non lo avremmo mai potuto sconfiggere. Anche se i due percorsi sono paralleli, sono diversissimi. E noi due saremmo stati due pesci fuor d’acqua nel percorso dell’altro. A volte piangiamo per questo, perché non ci si rassegna alla sconfitta. Non ci si rassegna alla separazione da un bivio. La cosa bella è che ci raccontiamo cosa succede nei nostri sentieri. Quando eravamo al bivio non avevamo neanche la forza di parlare . Ci guardavamo con attenzione sperando che uno dei due cedesse e accettasse un percorso alternativo. Quando eravamo al bivio abbiamo perso molto tempo a dirci cazzate. Quando eravamo al bivio abbiamo provato persino a non vivere di progetti ma giorno per giorno sperando di non soffrire oltre con la scusa di non aspettarsi niente dalla storia.

Ora ci troviamo entrambi sul nostro sentiero e molto spesso ci guardiamo e sorridiamo. A volte ci rattristiamo perché forse un giorno questi due sentieri non saranno più paralleli, ma molto spesso ci parliamo con il cuore e pensiamo che è stato inevitabile tutto questo dolore. Ora io ho un sentiero, a me per ora ideale. Tu hai il tuo. Non ci saranno altri bivi che ci daranno l’opportunità di incontrarci ma quel bivio che abbiamo dovuto affrontare è stato quello più decisivo ed importante per le nostre vite.

IL CORAGGIO DI CONQUISTARE LA FELICITA’

Posted in Uncategorized con i tag , , on Giugno 10, 2009 by steppo1977

Dicono che il coraggio sia quello di riuscire ad essere felici. In questo momento mi sento molto coraggioso perché ho imparato che ricercare la felicità è una battaglia che se anche si vince non porta alla conclusione della guerra. Mi sono sempre chiesto in che modo l’uomo può conquistare questa sensazione. Mi sono perso nei miei pensieri per trovare una soluzione che fosse la più idonea per me. A volte mi sono scoraggiato e ho rinunciato, ma a volte ho come la sensazione che mi sto avvicinando all’obiettivo. Ci vuole un attimo per tornare indietro nelle tenebre della paura, ma forse mi rendo conto che quella fase è passata. Mi sento forte un giorno e debole l’altro. Mi sento euforico e triste e pieno di energia ma debole allo stesso tempo. La felicità è qualcosa che non si potrà mai toccare con mano ma che va comunque costruita. Forse è il più duro dei lavori che l’essere umano deve svolgere nella sua vita. La felicità si crede sempre di averla raggiunta, ma poi ti accorgi che stai cambiando e che quello che ti rendeva felice prima ora non ti da lo stesso sentimento. La felicità è un sentimento subdolo ma anche fantastico. Non ci si ferma mai a pensare a cosa vogliamo per essere felici e ci facciamo trasportare da quello che gli altri ti dicono. Se sono felici così, pensi, allora questo va bene anche per me. Ti adegui per un certo periodo e poi ti rendi conto che tu con quel sentimento non c’entri niente. Che la felicità per te è qualcosa di diverso. Qualcosa di personale che non deve essere condivisa per forza con gli altri. La felicità è un cielo di stelle dove ognuno può cogliere quella che più preferisce. La felicità per alcuni è l’infelicità di altri. La felicità per altri è donarsi a qualcuno da amare. Per altri è essere liberi di girare e viaggiare e per altri ancora è semplicemente condividere una cena tra amici. Si soffre per la felicità. Si soffre per raggiungerla e chi dice di essere felice senza aver sofferto non ha trovato la felicità ma un feticcio. Qualcosa che può solo soffocare il dolore per un periodo limitato ma non per sempre. Spesso per raggiungerla devi essere solo, devi aver toccato quel famoso fondo di cui tutti parlano ma alla quale non hai mai creduto. Poi di colpo ti trovi sul suolo del fondo e guardando in alto ti accorgi che sei nella merda e che effettivamente il fondo è reale. A quel punto ti rendi conto che se vuoi risalire devi impegnarti e che la parete è piena di gente che ha toccato il fondo. Ti rendi anche conto che non sei solo allora per la felicità, ma che ogni persona risale come meglio crede. Chi tocca il fondo si rende conto che la felicità è personale. Non ascolterà più quello che gli altri diranno a riguardo; la loro scelta è più importante e la risalita è meno faticosa.

La felicità, credo, una volta raggiunta ti farà scoppiare il cuore dalla gioia. Il mio batte ma non scoppia ancora. Un giorno lo farà ed il mio modo di risalita è meno faticoso.