
Se guardo i tuoi occhi non vedo paura. Dritti e fissi sul mio. E’ da tanto tempo che non provo questa sensazione di osservazione. Fino ad ora i miei di occhi non hanno incontrato altri sguardi: sfuggono, si abbassano o fanno finta di non vedere. Sono sguardi non attenti, senza interesse..o forse troppo. Anche il troppo ha accezione del niente. Sono sguardi senza coraggio che hanno perso la voglia di prestare attenzione. Hanno perso il piacere di fermarsi e trasformare il semplice guardare in osservazione attenta.
Poi quella sera il mio sguardo, ormai sfiduciato e senza speranza, diventato ormai disattento per necessità, ha incontrato qualcosa che gli assomigliava: il tuo.
Vivo, attento, che scruta. Una luce che avevo dimenticato quanto forte fosse. Per la prima volta, dopo tanto tempo, anche forse per mancanza di abitudine, i miei occhi hanno sofferto la potenza penetrante di questa bellissima luce. Si sono abbassati per istinto per la paura di essere accecati. Poi si sono abituati e hanno trovato la forza di guardare. Probabilmente l’irruenza del tuo sguardo ha acceso di nuovo anche i miei.
Un sentimento strano mi ha pervaso, difficile da descrivere. Ho capito solo che qualcosa di diverso dal normale è accaduto. Quel normale che molto spesso non ci appartiene. Quel normale che definisco “comune” perché è una normalità che scorre per tutti ma della quale non possiamo far valere il nostro diritto di proprietà.
Di colpo ho riconquistato curiosità e ho iniziato ad osservarti. Abbiamo parlato mentre facevi altro ma non hai mai smesso di irradiare la mia persona. Quando parlavi, non guardavi altrove, se non per svolgere il tuo compito..ma solo lo stretto necessario. Poi tornavi su di me e non hai mai smesso di accompagnare le tue e le mie parole con lo sguardo; come una guida luminosa che indica il percorso.
Quando sono andato via da casa tua non mi sentivo stanco. Ero contento e mi sono chiesto cosa facessi per alimentare il tuo sguardo. Cosa ti dava linfa per essere così acuto e attento a chi ti è intorno.
Ho avuto la presunzione di pensare che fossimo uguali. Che uno sguardo vivo, che da attenzioni si costruisce e si alimenta solo con il tempo e solo rimanendo se stessi. Si alimenta con le esperienze del passato, belle e brutte, senza dimenticarle. Sacrificandosi a volte ma senza lasciarsi andare. Andare avanti anche quando chi ti è intorno ti giudica sbagliato.
Mi sono sentito sollevato e soprattutto fortunato. La fortuna di chi ha goduto della tua luce…Grazie!







