LA CICATRICE

Posted in Uncategorized con i tag , , on Giugno 28, 2009 by steppo1977

cuoreCerotto

Ho avuto la sensazione di condividere una cosa importante e personale che non credevo di dover sapere. Non sono il tipo che chiede e non ho la pretesa di sapere qualsiasi cosa. Quando le parole scorrevano veloci nel racconto di una parte di vita passata e travagliata, mi sono sentito come lo spettatore privilegiato ad una proiezione privata. Le persone che ti sono di fronte di solito hanno molto da raccontare se solo volessero. Hanno un passato fatto di storie belle e brutte e hanno una vita che possono condividere con chi vogliono. Ci sono cose nella vita di una persona che cambiano il corso degli eventi. Delle sterzate che poi ti fanno prendere delle strade tutte diverse. Delle strade che forse non si immagina mai di percorrere. A volte queste sterzate rimangono indelebili sulla propria pelle e che ti ricordano che in un tempo passato anche tu hai sterzato. Di contro rimangono indelebili anche perché si è controsterzato e si è riusciti a riprendere la strada maestra. Ogni persona che si incontra ha delle piccole storie importanti da raccontare. A volte non si da peso e credito a chi hai vicino. Le storie importanti per il genere umano sono altre. Lontane, eccitanti e come protagonisti personaggi di un certo livello che ti fanno sognare. Molto spesso chi ti è vicino ha molto di più da raccontare e da offrirti e quando questo accade rimani senza parole. Quando chi ti è intorno comincia a raccontare una storia, ma di quelle impensabili, allora ti accorgi che intorno c’è un mondo immenso fatto di piccole perle, alcune belle ed alcune brutte, di perle felici e colorate e di altre tristi e senza colore. Questa è la storia di una cicatrice. Una cicatrice che non rappresenta solo una cosa visibile e tangibile. Questa è la storia di una cicatrice particolare. Racchiude in sé un mondo a parte. Una cicatrice che racchiude in sé  diverse cicatrici e che in fondo le protegge anche.

Non ha un significato unico quel segno sulla pelle. Chi racconta della cicatrice che possiede lo fa nel modo più naturale possibile, con semplicità e chiarezza disarmante. Quella cicatrice racconta di altre persone intorno a quel momento. E’ una sorta di segno ricordo per chi la porta e sono sicuro che quando ne parla gli ritornano alla mente fotogrammi di persone e sensazioni, di emozioni positive e negative. Quella cicatrice ha un’accezione positiva anche. E’ il segno del pericolo scampato e della risoluzione ad un problema. Il protagonista della storia mi ha regalato una parte del suo mondo e poteva non farlo. Mi ha regalato un emozione privata ed un racconto personale. Sono stato ad ascoltare mentre mi raccontava quel tempo passato. Ho sentito gli odori e le sofferenze. Il travaglio ma anche la gioia della risoluzione. Chi mi ha raccontato questa incredibile storia non si è reso conto che mi ha donato anche altro del suo essere. Ognuno di noi si comporta anche per quello che gli succede nella vita, e quando qualcuno ti racconta il suo mondo allora d’improvviso ti rendi conto che i comportamenti hanno sempre una giustificazione. Hanno una ragione d’essere e bisogna solo cercare di capire. E se proprio non si vuole capire o non si hanno i mezzi per farlo, bisogna solo prendere atto e credere che forse una ragione c’è. Questa è la storia di una cicatrice visibile ma che porta al suo interno altre cicatrici non visibili.

L’OLTRE CHE STORPIA

Posted in Uncategorized con i tag , , on Giugno 25, 2009 by steppo1977

Mi sto rendendo conto che non c’è più molta pazienza nel vivere. Tutto deve essere fatto e risolto nel minor tempo possibile e senza indugio. C’è sempre questa sensazione che si sta perdendo tempo e quindi capita molto spesso di voler cambiare pagina: di andare OLTRE.

Andare oltre è un concetto positivo che ti da la spinta per ricominciare qualcosa, ti permette di rimetterti in gioco e per questo ti permette di vivere. Andare oltre è il motivo per il quale molte persone adesso sono più felici e si sono lasciate alle spalle storie diverse e dolorose, a volte particolari, che comunque dovevano essere lasciate nel punto preciso in cui si trovano ora.

Andare oltre, però, è diventata anche una scusa. Molte volte ci appelliamo a questa sequenza di parole per non dover pensare. Si è arrivati al punto che non appena le cose non vanno come abbiamo immaginato, voltiamo pagina e andiamo oltre. Non c’è più tempo per le persone di sbagliare o avere dei tentennamenti. Devi essere sempre pronto per non essere quella pagina voltata. Devi correre e affrettarti per essere sempre la pagina successiva. Le tue emozioni, i tuoi sentimenti persino i tuoi umori devono essere sempre aggiornati per chi ti è intorno. E’ diventato raro trovare qualcuno che si ferma a capirti, che almeno ti ascolti. E’ diventato impossibile fermare il mondo che gira più veloce e sempre più dura è la fatica per non far girare la pagina. Ti ritrovi in un attimo al capitolo passato e ti si presenta davanti una nuova pagina bianca da scrivere e di reinventare.

Quando pensiamo all’oltre in un certo senso ci vengono in mente immagini eccitanti. Mondi nuovi e orizzonti sconfinati. L’oltre ammalia quando non si ha la forza di lottare un minimo per quello che si ha nel presente. La voglia di provare a capire quello che si è conquistato non è più importante; l’oltre ti chiama e non ti puoi fermare: saresti perduto. A volte si sottovaluta quello che si ha intorno e si cerca altrove, nell’oltre. L’oltre è ammaliante proprio per questo, perché ti da la sensazione che qualcosa di diverso e più affascinante si può trovare. Guardare verso l’oltre è giusto in alcuni casi. In tutti quei casi dove non c’è più niente da dire e fare, in quei casi dove ti trovi ad essere un pesce fuor d’acqua e in tutti quei casi in cui si soffre veramente. Ora mi accorgo che tutti guardano avanti anche quando non c’è bisogno. E’ più facile girare pagina che approfondire quella appena letta. Il mondo va veloce e le pagine scorrono, ma tante volte non si capisce bene quello che si è letto o scritto. Rimangono alla memoria pagine e pagine, capitoli e capitoli, ma non ci sono molti libri finiti. Ci sono solo pagine voltate ma non si arriva quasi mai alla fine. Scrivere qualcosa di importante ci porta a rallentare e il rallentare e stare fermi in molti casi rischia di essere faticoso. Nessuno ci dice mai che la fatica e la pazienza è la chiave per costruire qualcosa di importante però.

ESSERE UNO ED IL PIU’ UNO PER QUALCUNO

Posted in Uncategorized con i tag , on Giugno 22, 2009 by steppo1977

Come mai non si riesce ad esprime concetti quando in ballo ci sono delle persone che si incontrano? Come mai c’è sempre la paura di esprimere una sensazione e come mai se questa stessa sensazione alla fine la esprimiamo ci sentiamo deboli rispetto alla persona che abbiamo di fronte? A volte mi chiedo il perché di tante remore, di tanti blocchi e di tanti muri. Mi diverte il fatto che molte volte si esprimono i concetti con altre parole, proprio per non dire quelle esatte. Una forma di camuffamento che poi alla fine esprime lo stesso concetto. Io a volte mi sento in difficoltà di fronte alle persone. Non sono capace di camuffare le sensazioni. Le esprimo come meglio credo e soprattutto in modo sincero e con tranquillità. Se qualcuno mi chiedesse di esprimere un pensiero su una persona specifica, farei in modo di esprimerlo al meglio. Di far sentire a chi mi è di fronte cosa sento e cosa provo, senza paura e senza pensieri. Il bello di descrivere e di raccontare è proprio quello di trasmettere qualcosa di positivo, o in alcuni casi anche di negativo.

A volte penso che sono esagerato che forse sarebbe meglio non dire niente. Tenermi le sensazioni che si provano dentro di me e non svelare niente. Che male c’è a dire ad una persona “mi piaci”? Che male c’è pensare, quando la guardi negli occhi, che sarebbe bello baciarla? E che male c’è avere voglia di incontrarla? Perché ci devono essere delle dolci tattiche nelle sensazioni? Eppure quando esprimo qualcosa di positivo mi sento bene. E’ un mio bisogno, una necessità. Se io incontro i tuoi occhi nella folla e questi occhi mi mettono i brividi addosso, perché non dovrei dirtelo. Io te lo dico, tu non devi fare niente e io non mi devo aspettare niente da te. Io scopro le carte, se così si può dire, ma non pretendo niente. Dal mio punto di vista è bellissimo esprimere quello che provo. Se incontro una persona e ho voglia di frequentarla, glielo dico e questo non implica niente di più che del tempo passato bene. Non si tratta di essere affrettati, si tratta solo di aver voglia dell’altra persona.

Quando sono di fronte a qualcuno che ho voglia di accarezzare ho voglia di farlo con spontaneità, non mi sento debole per questo, ma solo bene di farlo.

Quando mi viene detto che sarebbe meglio essere uno ed avere il più uno accanto mi viene da sorridere. In fondo il discorso è giusto. Essere uno significa non perdere la propria indipendenza ed identità e quel più uno significa che si sta con una persona. Il discorso fila ed è corretto. Ma se questa cosa si chiamasse “Essere in due” allora sarebbe uno sbaglio. Sarebbe qualcosa di soffocante e qualcosa di troppo impegnativo. Essere in due implica delle limitazioni, implica il comportarsi bene e a volte limitarsi. Ecco che in questo caso scatta nella persona il rigetto nel dire “Essere in due”. E’ un discorso che non porta da nessuna parte e che non significa niente questo ma puoi chiamare le cose come meglio credi, puoi nominarle nel modo migliore a te stesso. Puoi non dirle e puoi soffocarle, puoi esprimerle o scriverle ma una cosa è certa l’uno più uno alla fine è sempre un Due e se ti accorgi che il Due è quel numero che ti può far stare bene devi solo accettarlo perché non puoi fare altrimenti. L’uno più uno va bene al ristorante, ad una festa, in discoteca ma il due va bene ovunque e ti da forza.

IL BIVIO

Posted in Uncategorized con i tag on Giugno 17, 2009 by steppo1977

Ci siamo trovati davanti ad un bivio  e non siamo riusciti a prendere la stessa direzione. Quanto tempo ci siamo fermati qui ad aspettare che qualcuno di noi due facesse la prima mossa e indicasse la via da seguire? Ci siamo scrutati, ci siamo insultati e ci siamo amati. Proprio qui davanti a questo bivio. Sapevamo entrambi che prima o poi qualcuno doveva prendere la decisione per andare avanti, ma per molto tempo abbiamo preferito continuare questo stupido gioco facendo finta che tutto andava bene. Tutti e due, in cuor nostro, sapevamo quale strada prendere e a volte abbiamo anche cercato di convincere l’altro a seguire la nostra di strada. Solo il buonsenso e la testardaggine ci ha impedito di farlo. Abbiamo camminato insieme lungo un percorso fatto di semplicità e, adesso, un piccolo bivio ci ha messo in crisi. Sapevamo dall’inizio che l’avremmo incontrato e che ci avrebbe fatto capitolare. Sapevamo entrambi che nessuno dei due avrebbe rinunciato al proprio percorso. Sapevamo entrambi che ci amavamo e che il bivio ci avrebbe devastato dentro. Un bivio inevitabile che abbiamo cercato di nascondere facendo finta che tutto andava bene. Ma il bivio c’era ed era sempre più vicino e sempre più grande ed insormontabile.

Alla fine, dopo l’ennesimo insulto, ci siamo guardati dritto negli occhi e stringendoci la mano ci siamo salutati. Tu per il tuo sentiero ed io per il mio. Due sentieri diversi ma uguali. Ognuno con la propria percentuale di fatica. Due percorsi che per l’impegno che ci vuole per percorrerli sono difficili da fare. Tutti e due abbiamo molto da fare per raggiungere la meta. I due percorsi sono paralleli e ci danno modo di guardarci. Non c’è più l’ansia di dover scegliere per entrambi. Non c’è più l’imbarazzo delle scelte. Ci guardiamo e andiamo avanti. A volte ci sorridiamo. Dai nostri propri sentieri riusciamo anche a parlare e cercando di darsi pacche sulla spalla ci supportiamo per non arrenderci. Anche dai nostri due percorsi differenti ci basta guardarci negli occhi per capire che il bivio non lo avremmo mai potuto sconfiggere. Anche se i due percorsi sono paralleli, sono diversissimi. E noi due saremmo stati due pesci fuor d’acqua nel percorso dell’altro. A volte piangiamo per questo, perché non ci si rassegna alla sconfitta. Non ci si rassegna alla separazione da un bivio. La cosa bella è che ci raccontiamo cosa succede nei nostri sentieri. Quando eravamo al bivio non avevamo neanche la forza di parlare . Ci guardavamo con attenzione sperando che uno dei due cedesse e accettasse un percorso alternativo. Quando eravamo al bivio abbiamo perso molto tempo a dirci cazzate. Quando eravamo al bivio abbiamo provato persino a non vivere di progetti ma giorno per giorno sperando di non soffrire oltre con la scusa di non aspettarsi niente dalla storia.

Ora ci troviamo entrambi sul nostro sentiero e molto spesso ci guardiamo e sorridiamo. A volte ci rattristiamo perché forse un giorno questi due sentieri non saranno più paralleli, ma molto spesso ci parliamo con il cuore e pensiamo che è stato inevitabile tutto questo dolore. Ora io ho un sentiero, a me per ora ideale. Tu hai il tuo. Non ci saranno altri bivi che ci daranno l’opportunità di incontrarci ma quel bivio che abbiamo dovuto affrontare è stato quello più decisivo ed importante per le nostre vite.

IL CORAGGIO DI CONQUISTARE LA FELICITA’

Posted in Uncategorized con i tag , , on Giugno 10, 2009 by steppo1977

Dicono che il coraggio sia quello di riuscire ad essere felici. In questo momento mi sento molto coraggioso perché ho imparato che ricercare la felicità è una battaglia che se anche si vince non porta alla conclusione della guerra. Mi sono sempre chiesto in che modo l’uomo può conquistare questa sensazione. Mi sono perso nei miei pensieri per trovare una soluzione che fosse la più idonea per me. A volte mi sono scoraggiato e ho rinunciato, ma a volte ho come la sensazione che mi sto avvicinando all’obiettivo. Ci vuole un attimo per tornare indietro nelle tenebre della paura, ma forse mi rendo conto che quella fase è passata. Mi sento forte un giorno e debole l’altro. Mi sento euforico e triste e pieno di energia ma debole allo stesso tempo. La felicità è qualcosa che non si potrà mai toccare con mano ma che va comunque costruita. Forse è il più duro dei lavori che l’essere umano deve svolgere nella sua vita. La felicità si crede sempre di averla raggiunta, ma poi ti accorgi che stai cambiando e che quello che ti rendeva felice prima ora non ti da lo stesso sentimento. La felicità è un sentimento subdolo ma anche fantastico. Non ci si ferma mai a pensare a cosa vogliamo per essere felici e ci facciamo trasportare da quello che gli altri ti dicono. Se sono felici così, pensi, allora questo va bene anche per me. Ti adegui per un certo periodo e poi ti rendi conto che tu con quel sentimento non c’entri niente. Che la felicità per te è qualcosa di diverso. Qualcosa di personale che non deve essere condivisa per forza con gli altri. La felicità è un cielo di stelle dove ognuno può cogliere quella che più preferisce. La felicità per alcuni è l’infelicità di altri. La felicità per altri è donarsi a qualcuno da amare. Per altri è essere liberi di girare e viaggiare e per altri ancora è semplicemente condividere una cena tra amici. Si soffre per la felicità. Si soffre per raggiungerla e chi dice di essere felice senza aver sofferto non ha trovato la felicità ma un feticcio. Qualcosa che può solo soffocare il dolore per un periodo limitato ma non per sempre. Spesso per raggiungerla devi essere solo, devi aver toccato quel famoso fondo di cui tutti parlano ma alla quale non hai mai creduto. Poi di colpo ti trovi sul suolo del fondo e guardando in alto ti accorgi che sei nella merda e che effettivamente il fondo è reale. A quel punto ti rendi conto che se vuoi risalire devi impegnarti e che la parete è piena di gente che ha toccato il fondo. Ti rendi anche conto che non sei solo allora per la felicità, ma che ogni persona risale come meglio crede. Chi tocca il fondo si rende conto che la felicità è personale. Non ascolterà più quello che gli altri diranno a riguardo; la loro scelta è più importante e la risalita è meno faticosa.

La felicità, credo, una volta raggiunta ti farà scoppiare il cuore dalla gioia. Il mio batte ma non scoppia ancora. Un giorno lo farà ed il mio modo di risalita è meno faticoso.

LETTERA PER L’ALDILA’

Posted in Uncategorized on Maggio 30, 2009 by steppo1977

Ciao,

è la prima volta che mi rivolgo a te e come puoi ben vedere vicino al ciao non ho messo niente per definirti o chiamarti.  E’ normale per tutti dire quel nome ma per me, invece, è normale non dirlo. Sembra brutto ma sai benissimo che è così e non c’è niente di cattivo o perfido in questo. E’ solo che non ho vissuto con te e quindi per me è normale non nominarti. Non so perché ti sto scrivendo questa lettera virtuale, so benissimo che quello che scrivo tu già lo sai. Ma stamattina pensavo a te e mi sono accorto che non ti ho mai rivolto parola. So per certo che ci sei sempre, che sicuramente mi osservi da ovunque tu sia, che probabilmente piangerai e riderai delle mie azioni. Credo anche che molte volte hai desiderato di materializzarti di nuovo per potermi prendere a calci. Ma penso anche che la stessa materializzazione l’hai desiderata per abbracciarmi.

Qui è un casino e vivere non è per niente facile, anzi più vai avanti e più devi trovare soluzioni per rimanere a galla. Ma tu questo già lo sai. Credo che tu sappia benissimo chi sono e credo che sei uno dei pochi che ha questo privilegio. Agli altri mi sono scoperto piano piano con un certo pudore e timidezza mista ad una sorta di stupida paura. Con te sono sicuro che è stato più facile e sono uscito allo scoperto in tutto il mio essere, difetti e pregi, senza timore e paura. Non so cosa pensi delle mie scelte, delle mie debolezze e dei miei sentimenti. Io ti immagino seduto su un muretto che mi osservi e che sorridi di gusto di questo figlio goffo e sempre pieno di ansie che però cerca con i suoi modi alternativi di andare avanti e di essere corretto. Avrai sicuramente seguito la mia crescita dai due anni in poi per poter essere partecipe a tuo modo alla mia vita. Non so quante volte, nel poco tempo che ci hanno concesso, mi hai accarezzato o coccolato ma sono certo che lo stai continuando a fare. Non so quante volte mi avrai rimproverato ma anche in questo caso sono certo che lo fai e a malincuore credo anche spesso. Non so spiegare perché sento che ci sei. Non ti conosco e non mi ricordo di te. L’unica cosa che io ho in mente è questa enorme ombra su di me. Positiva e protettiva, senza volto e senza voce. Ti conosco questo lo sai. Ti conosco attraverso le foto che ho qui a casa. Ti conosco attraverso i racconti che ogni tanto mi fermo ad ascoltare. Si, ho scritto mi fermo ad ascoltare. A volte non voglio sapere niente, poi d’improvviso mi viene una gran voglia di sentire chi eri e cosa facevi. Non lo chiedo mai di raccontarmi di te e sinceramente non so perché. Tu lo sai? Credo di si. Mi limito ad assimilare quello che mi viene detto e devo dire che va bene anche così. Mi dicono che ci assomigliamo caratterialmente; è per questo che sono convinto che mi capisci. Sai che mi chiedo a volte a come sarebbe stata la mia vita anche con te vicino? Mi immagino litigate furiose essendo simili. Ma immagino anche sguardi di intesa fulminei per lo stesso motivo. Certo che mi hai lasciato in un momento proprio particolare. Sono cresciuto bene non credi? Certo con tanti casini da risolvere, però penso che tu possa essere anche fiero per alcune cose. Io credo che un po’ di merito è anche il tuo. Certo il lavoro duro è stato fatto qui giù, ma credo che tu hai seguito ogni singolo passo mio e sono sicuro che in alcuni momenti hai evitato che io cadessi e mi facessi male rovinosamente nelle falle della vita. Credo di sentirti e ho sempre avuto questa percezione. Io non sono un credente incallito, anche questo penso tu lo sappia, ma per quel che riguarda il nostro rapporto credo di esserlo. Io e te non ci parliamo mai. O almeno io non ti chiedo mai niente, ma le volte che mi vieni in mente ho la precisa sensazione che mi stai ascoltando. Anche in questo momento. E io ti parlo. A volte mi do delle risposte ai miei dubbi e sono convinto che le risposte me le invii tu in qualche modo strano. Sai che a volte vorrei proprio che ti dessero la possibilità di scendere per qualche ora qui da noi, sai come in quegli stupidi film, proprio per poterti vedere in viso. Non mi interessa sapere quello che mi diresti. Vorrei averti di fronte a me e guardarti. E capire dai tuoi occhi se quello che ho fatto è stato bello o brutto, divertente o triste o semplicemente se sei incazzato di qualcosa. Non ci sarebbe bisogno di dire niente. Io starei fermo lì a godermi la tua persona proprio perché non l’ho potuto fare e tu avresti la possibilità di avere di fronte quel bambino di due anni, ormai cresciuto, e godere di  lui come un genitore dovrebbe fare. Potrei dare un volto concreto a quell’ombra che mi protegge e alla fine sono sicuro che un sorriso spontaneo nascerebbe sui nostri visi. Un sorriso complice e sincero. Un sorriso che confermerebbe il nostro speciale rapporto a distanza.

LO SCOOTER NUOVO

Posted in Uncategorized con i tag on Maggio 28, 2009 by steppo1977

Questa è la storia di un nuovo scooter. Bello e luccicante con tutti gli optional. Inoltre in più un allarme incorporato. Il nuovo scooter ha sostituito quello precedente. Più grande ma più vecchio. Il secondo ha dato il suo contributo nel modo migliore ma come tutte le cose alla fine non vanno più bene.

Non è solo lo scooter che è cambiato, ma anche le persone che lo stanno montando. I due personaggi occupano lo stesso posto di sempre. Una persona è davanti che guida e la seconda, come al solito, è seduta dietro. Non c’è niente di nuovo in questo e la storia è sempre la stessa. Chi guida, lo fa sempre allo stesso modo. Uno modo spericolato e di chi sa a memoria ogni strada di Roma. Chi è dietro è sempre più goffo nel salire e comunque la paura è sempre la stessa. In questo non è cambiato niente proprio niente.

Il cambiamento delle due persone è nell’atteggiamento. Era molto tempo che i due personaggi non si trovavano sopra lo stesso scooter. Prima era molto più semplice. I due scherzavano e soprattutto c’era un contatto fisico, anche cercato. Anzi lo scooter era l’occasione ideale per stare il più tempo possibile attaccati. Ora chi è dietro ha il pudore di non sfiorare chi guida. Ha una certa paura di suscitare in chi è davanti una certa irritazione. Non vuole creare problemi quindi si tiene sulle maniglie dello scooter poste vicino al suo posto. Cerca anche di stare il più dritto possibile per non far toccare il suo petto alla schiena di chi è davanti. E’ una sensazione strana perché fino a qualche tempo prima il suo petto era premuto contro la schiena ed il piacere che si provava era una goduria per la persona trasportata. Non c’è neanche più lo stesso dialogo. E’ come se i due avessero il timore di dialogare. Chi guida ha l’attenzione sulla strada, ogni tanto dice qualcosa ma di molto generico. Chi è dietro cerca di guardare altrove, vorrebbe parlare il più possibile ma alla fine decide che forse è meglio tacere. Non guarda neanche più nello specchietto. Prima si divertiva e ammirava chi guidava da quel piccolo specchietto, così di nascosto e con un sorriso eccitato. Questa volta ha lasciato perdere lo specchietto e si è limitato solo a guardare avanti e cercare di rispondere a le poche parole dette durante il viaggio. Piccole cose sono cambiate ma importanti. La paura dei due è quasi percepibile al tatto o forse è una sorta di imbarazzo. Chi è dietro durante il viaggio si è chiesto tra sé e sé come mai è diventato così civile. Fino a poco tempo prima non avrebbe mai pensato di salire di nuovo su quello scooter con la stessa persona. Non avrebbe mai pensato di parlare con chi guida. Forse il cambiamento che tanto cerca effettivamente si sta concretizzando e lo rende fiero e pieno di fiducia. Si stupisce anche del fatto che capisce le esigenze di chi guida quando questa persona racconta i suoi progetti, una volta non era così. La cosa stupefacente è che è diventato un piacere parlare con l’autista dello scooter. Una volta l’autista non poteva neanche nominare i suoi progetti; ora i suoi progetti coincidono con quelli di chi è seduto dietro. Chi ha paura, come sempre, dello scooter vorrebbe invitare chi guida in modo sfrenato a cena per poter parlare ed è sicuro che starebbe ad ascoltare per ore. Non lo fa perché ha timore. Le cose sono cambiate tra i due personaggi e come in ogni cosa l’essere umano si fa miliardi di problemi. L’unico problema del ragazzo trasportato è chiedere di mangiare una pizza insieme. Non sa perché ma capisce che non è possibile. Non sono amici i due personaggi. Una volta erano una persona sola. Sullo scooter erano una persona sola e ovunque andassero erano una persona sola. Ora sono due individui distinti e si percepisce dalle esperienze che stanno vivendo. Sullo scooter sono due persone. A teatro sono due persone distinte e mentre mangiano un gelato sono due persone distinte. Chi era seduto dietro sente un certo dolore dentro per questo, ma sente anche una felicità non tangibile perché nonostante tutto sa che chi ha guidato in una bellissima Roma notturna ha guidato per lui anche solo per una notte!

QUESTA PERSONA

Posted in Uncategorized con i tag , , , on Maggio 18, 2009 by steppo1977

Vi voglio raccontare la storia di una persona speciale che ha dimostrato ancora una volta che il suo valore va oltre ogni cosa e oltre ogni cattiveria. Questa persona è speciale perché il suo sorriso illumina le giornate delle persone, oltre ad illuminare la sua di giornata. Fino a poco tempo fa irradiava anche le mie di giornate ma ero troppo preoccupato a cercare luce in altro modo per accorgermi di questo. Questa persona mi ha insegnato molto e come sempre l’insegnamento arriva sempre troppo tardi per recuperare. Adesso che ci penso arrivo sempre troppo tardi su tutto. Carattere o ottusità? Questa persona mi ha regalato di nuovo una parte di me stesso che purtroppo era andata persa. E’ la parte che più mi è mancata e che adesso sta tornando in me.

La voce di questa persona è cambiata. E’ una voce più tranquilla e più felice. Una voce piena di voglia di fare. Una voce piena di ottimismo ed una voce che dimostra che finalmente sta percorrendo una strada che ama. Questa persona io non la vedo ma la sento e un sorriso appare sul mio viso. Un sorriso diverso dai precedenti, quando questa persona era ancora accanto a me, ma bello lo stesso. Quando questa persona mi racconta quello che succede nella sua vita non riesco a non essere contento e fiero. Non è bello pensare che sei stato una delle cause di infelicità. Ora quando mi racconta i progressi fatti mi sento sollevato perché la sua di ottusità ha sconfitto la mia e per fortuna è andata così. Questa persona ha intrapreso un percorso diverso dal mio e va avanti come un treno e sono sicuro che nessuno la fermerà. Questa persona mi ha dimostrato che la maturità non è nell’essere rigidi con se stessi ma che la flessibilità è la chiave di lettura vincente. Questa persona, ancora una volta , mi ha risollevato quando dopo non esserci sentiti per molto tempo, mi ha fatto sentire come se questa separazione non fosse mai avvenuta. Questa persona mi ha messo in mano la forza di sognare e di credere che qualcosa di importante si può fare. Questa persona mi voleva solo far capire che il mondo è fatto di tanti colori e che questi colori sono anche belli se rispettati. Questa persona ogni giorno lavora e costruisce in parallelo una vita migliore ed io non ho mai rispettato la fatica che si prova. Questa persona se volesse potrebbe non parlarmi perché ha tutte le ragioni del mondo, invece lo fa ed io mi stupisco di questo. Questa persona mi ha offerto un’opportunità di cambiamento ed io non l’ho sfruttata. Il paradosso è che l’opportunità me la sono poi dovuta cercare da solo con molta più fatica. Questa persona è un essere dal cuore gentile, anche se non lo dimostra molto e spesso. Questa persona ora deve fare un percorso importante ed io sono felice, ma sono felice anche perché nonostante strade diverse posso condividere qualcosa che è importante per questa persona.

IL VORTICE DI EMOZIONI

Posted in Uncategorized con i tag , , , on Maggio 13, 2009 by steppo1977

Ci sono dei momenti in cui le emozioni si susseguono in un modo irrefrenabile che non riesci a controllarle. Sei immerso in un turbinio di sensazioni che ti fanno girare la testa. Hai quasi la sensazione di non capire cosa sta succedendo e ti sembra che il forte impatto delle emozioni ti spaccano dentro. Il respiro è poco e lo stomaco è vuoto, ma la sensazione che si prova è che non riesci ad emergere da questo mare. Ti affanni, smani e ti contorci per sbrogliare la matassa, ma alla fine ti accorgi che fai peggio. A volte si desidera essere tutto immerso nelle emozioni. Ti  vuoi sentire vivo e questa è la strada giusta da percorrere. Vuoi sentirti euforico. Vuoi un milione di emozioni tutte insieme quando la tua vita stenta a decollare sotto il profilo emozionale. E poi succede che quando arrivano non ci capisci più niente. E’ un paradosso quello che accade. Ti rendi conto che hai vissuto trattenendo le emozioni e hai cercato sempre di essere equilibrato. Poi ti rendi anche conto che la soluzione trovata fino ad ora non è stata molto positiva, anzi. Equilibrato e trattenuto non sono stati i due aggettivi più belli e utili fino ad ora ed hanno creato alcuni casini che ti hanno fatto crescere e capire che forse la strada doveva essere cambiata. Alla fine ci riesci e ti rendi conto che ti senti meglio. Fare scorrere la vita in modo positivo in tutti i campi è più bello e più utile. Molto più utile. Ti fa capire come sei fatto e che errori hai commesso. Ti rende forte alle nuove esperienze e meno critico nei giudizi. Ti rende più bello agli occhi della gente e anche ai tuoi. A volte però questa immensa quantità di emozioni, che siano positive o negative, ti fa fare anche dei piccoli errori. Non gravi ma comunque che segnano. Il vortice di emozioni ti porta ad essere anche instabile e la sensazione di panico ti assale. Vuoi  controllarle, vuoi in un certo senso combatterle e addomesticarle. Vuoi essere padrone delle tue emozioni. Molte delle volte non ci riesci perché loro sono molto più forti e ti rendono debole. Le emozioni sanno dove colpire e ogni nostro senso ne risente. Purtroppo quando si è in questa situazione è difficile controllare i tuoi gesti. Sei troppo euforico o dispiaciuto, dipende dai casi, per essere razionale e fare sempre la cosa giusta. Sei emotivamente instabile e per questo ogni gesto che appare corretto, alla fine è un errore. Quando te ne rendi conto alla fine è troppo tardi e rischi di peggiorare la situazione. E’ difficile stare fermi e controllarsi nel vortice di emozioni ma in qualche modo ci devi riuscire. La fase transitoria tra l’instabilità e la stabilità è quella peggiore perché ti senti in trappola. Vorresti trovare la via di fuga ma è come se ti trovassi in un labirinto che ti disorienta. Il vortice di emozioni è quello stato in cui un uomo capisce che la vita può essere un casino enorme ma che la rende fantastica. Il vortice di emozioni ti fa stare talmente male o talmente bene che in ogni caso ti lascia un insegnamento. Il vortice di emozioni io lo sto provando e mi sento comunque migliore.

 

IL PAGLIACCIO

Posted in Uncategorized con i tag , , , , on Maggio 10, 2009 by steppo1977

Il pagliaccio è quel fantastico personaggio che per sua sfortunata natura ha il compito più duro nella vita: quello di far ridere. A nessuno interessa cosa pensa e quali sono i suoi sentimenti. A nessuno viene in mente di chiedergli come si sente. Tutti si aspettano qualcosa di divertente da lui. Per gli altri è una garanzia se si desidera passare una giornata in allegria. Il pagliaccio ha il lavoro più bello del mondo perché far sorridere riempie di gioia e ti fa sentire importante. Il pagliaccio mette davanti a se stesso gli altri. Non importa cosa succede nella sua vita, quali problemi o pensieri tristi gli passano nella mente, il suo compito è quello di far ridere e la sua vita passa in secondo piano. Sotto quel grande sorriso che deve ostentare in ogni momento, nessuno sa cosa si cela. Nessuno può immaginare che, forse, può nascondersi un essere triste o preoccupato.  Il suo sorriso è contagioso e invidiato, ma della sua vita non importa a nessuno. Il pagliaccio è solo nonostante sia sempre circondato da tantissima gente che lo ammira e ride dei suoi gesti goffi e buffi. La sua felicità dura il momento della sua esibizione ma poi torna a casa e l’allegria passa.  L’uomo che si cela dietro quella maschera magnifica è insignificante per gli altri. Come può, si chiede la gente, un uomo così divertente avere dei problemi o soffrire per qualcosa? E’ impossibile! E anche se soffrisse per qualcosa, sicuramente ha la forza di reagire e quindi non bisogna preoccuparsi. Il pagliaccio ci guarda e ci osserva mentre si esibsce. Conosce ogni minimo particolare del suo pubblico. Sa chi è dolce, gentile, serio e sempre bambino. Conosce la bellezza e la genuinità dei bambini, ma conosce anche la saggezza degli adulti e la delicatezza delle donne. Ha una sensibilità tutta sua che è difficile da interpretare. Il pagliaccio si fa carico dei problemi di tutti e in un istante li allontana dalla loro mente. Il pagliaccio è chi vuole donare alle persone allegria senza condizioni. Il suo sorriso è il sorriso di chi lo guarda e di chi riesce a farsi contagiare dal suo spettacolo. Il pagliaccio è chiunque ride per non soffrire e trova la forza nel donare l’allegria. Si da forza da solo il pagliaccio perché sa benissimo che negli altri non può contare. A volte il pagliaccio prova invidia per chi riesce a farsi confortare e coccolare. Lui non riesce perché il suo ruolo è stabilito. Il pagliaccio per gli altri è colui che sorride e da allegria e non può deludere chi lo circonda. A volte il pagliaccio vorrebbe dire a chi lo guarda di fermarsi a pensare a lui in modo diverso. A volte vorrebbe togliersi quel sorriso dal suo viso per farci capire che è come noi, che ha dei sentimenti e che soffre. A volte il pagliaccio vorrebbe stare dall’altra parte del palcoscenico ed essere lui per una volta spettatore. Vorrebbe qualcuno che lo facesse ridere al posto suo. Vorrebbe soffrire come tutti gli altri ed essere coccolato come tutti gli altri. A volte vorrebbe struccarsi e farsi vedere per quello che è veramente. Il pagliaccio quando pensa a quello che vorrebbe, alla fine preferisce rifare il trucco e dare allegria perché forse si rende conto che il suo destino  è essere un punto fermo per gli altri. Il pagliaccio non ha la capacità di desiderare qualcosa di diverso perché vuole essere pagliaccio e questo l’aiuta. Nel momento in cui pensa a qualcosa di diverso è pronto a mascherarsi di nuovo per donare a chi gli è intorno il più bello e grosso sorriso mai fatto prima di allora.